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Corso di restauro: le oleoresine

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L’unione di un olio con una resina ed un solvente è stata per secoli la ricetta base per la fabbricazione di vernici dette anche oleoresinose. Conosciute fin dall'antichità sono sempre state prodotte in maniera empirica e seguendo ricette spesso approssimative.
fornello.jpgPer poter utilizzare le resine naturali, dure e semidure, nella fabbricazione di vernici è necessario sottoporle a dei trattamenti aventi lo scopo di trasformarle in corpi solubili negli oli e nei solventi. Il più comune è la pirogenazione basata sul fatto che le resine riscaldate a 300° circa si decompongono, sviluppando vapori, e lasciando un residuo di resina che è solubile nei comuni solventi e particolarmente negli oli. Le resine naturali una volta sottoposte a pirogenazione venivano miscelate con l'olio siccativo quindi si diluiva tutto con solventi e alla fine si aggiungevano minerali che avevano la funzione di accellerare il processo di essicazione.
Le resine dure come mastice, sandracca, colofonia, ambra e copale richiedono una notevole quantità di calore per fondersi e venivano impiegate con oli siccativi quali olio di lino, di noce e di papavero.
Le resine molli quali trementina, elemi ed i balsami trovavano applicazione con oli essenziali di natura volatile quali olio di spigo, olio di lavanda, essenza di trementina o petrolio.
I limiti di queste vernici, dovuti in gran parte alla qualità non costante delle resine naturali, sono stati superati prima dall'utilizzo di resine naturali modificate o esterificate, sostituite poi, con la nascita della chimica di sintesi, da resine sintetiche.

Troverai la descrizione di tutte le resine naturali, con le loro caratteristiche, all'interno del corso multimediale che sto preparando "La lucidatura a gommalacca in 10 semplici passi".

Nell'immagine: un fornello da un'incisione posta in seguito ad una ricetta di vernice all'ambra. Da Johann Zahn, 1685.


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