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Rabottare una superficie.

Postato in: Restauro
Tempo fa, parlando ai miei studenti dell'Accademia del restauro di impiallacciatura e lastroni, e su come si posano in opera con la colla a caldo, ho parlato del "rabot" e del significato del termine "rabottare".

Come sai un mobile lastronato o impiallacciato è un mobile costruito con una essenza non nobile o di pregio. Spesso si usa il pioppo o l'abete, rivestito poi con un foglio sottile di un'essenza più nobile quale il noce, il mogano o una radica. "Rabottare" significa graffiare la superficie della struttura in legno dolce prima della posa del lastrone. Questi graffi hanno la funzione di accogliere la colla a caldo, aumentando la superficie di incollaggio e ancorando così il lastrone alla struttura del mobile.

Lo stumento usato per questa operazione è il "rabot", una pialla con la lama molto speciale. La lama infatti è tutta dentata e passando sulla superficie la incide "rabottandola". Il termine "rabot" in francese significa semplicemente "pialla" ma in italiano si usa in riferimento a questo specifico attrezzo. La pratica di rabottare i mobili è caduta in disuso intorno alla metà dell'800, dopo l'introduzione delle impiallacciature sempre più sottili, fino a pochi decimi di millimetro, prodotte non più a mano come i lastroni ma a macchina. "Rabottare" era invece indispensabile quando gli spessori dei lastroni, tagliati a mano, non potevano essere inferiori ai 2/4 millimetri.

Il passaggio successivo, nella posa del lastrone era, oltre all'uso della colla animale, l'uso della martellina, ma di questo parleremo prossimamente. Le immagini sono tratte da un mio tutorial sull'uso del "rabot" per lastronare con la colla a caldo e mostano una superficie "rabottata", un "rabot", la sua lama ed infine la martellina per lastronare.


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I commenti degli utenti:

Commento di: giovanni
ottimo nella sua semplcità interessante

Commento di: carlo
grazie Giovanni, non sempre è facile essere chiari e semplici, sopratutto con le sole parole. Per questo mi aiuto con le immagini ed i tutorial.

Commento di: sergio
Ottimo!
Grazie per le delucidazioni sintetiche ed esaustive.


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Dicono di me..

Penso del sig.Carlo un professionista a 360°, perchè nulla lascia al caso, da una semplice e banale domanda posta da noi studenti, lui riesce sempre a farne un argomento interessante ricco di idee e spunti, sviscerando le più svariate tecniche di restauro correlate sempre da oppurtune argomentazioni di antiquariato. Il suo tono pacato nel dare risposte lasciando spesso un grande margine di prova da indurci sempre a grandi sperimentazioni, ma anche il suo categorico no quando lo ritiene opportuno, sta a testimonianza che Carlo è un vero maestro pieno di esperienze, che non si è mai fermato ad ogni cosa imparata, ma che ha avuto la grande capacità di indagare e mettere a frutto sempre nuove tecniche, le stesse maturate nel vero campo di battaglia, quello del laboratorio.

Rino da Teramo.