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La conservazione delle serrature antiche

Postato in: Antiquariato
Ho già avuto modo di parlare delle serrature antiche e dell'importanza del loro recupero nell'ambito del restauro di un mobile antico. Sostituire un serratura rotta anzichè ripararla vuol dire snaturare il mobile che stai restaurando.

Un mobile antico infatti è il risultato di molte competenze artigianali: il falegname, l'intarsiatore, il lucidatore e non ultimo il fabbro. Anticamente la serratura aveva una funzione anche decorativa, infatti era posta all'esterno del mobile. La serratura perde poi nel tempo ogni funzione decorativa e viene fissata all'interno del mobile e nell'800 viene addirittura incassata a scomparsa nel legno.

Questo non significa che il lavoro del fabbro fosse meno importante, una serratura ben costruita è un piccolo capolavoro destinato a durare nei secoli, ed esistono serrature di epoca romana che ancora funzionano! Nel restauro dei mobili io ho sempre riparato anche le serrature e ricostruito le chiavi per farle funzionare.

Spesso sono interventi semplici, come ricostriure un perno o far scorrere il catenaccio. A volte più complesse, come riparare o sostituire una molla ma, una volta riparata la serratura può tornare a "lavorare" per altri cento anni. E questo mi riempie sempre di soddisfazione.

Uno dei problemi del ferro e delle serrature antiche è la sua conservazione, il ferro infatti per sua natura tende ad ossidarsi molto facilmente. Esistono antiche ricette di vernici a base di olio di lino cotto e grafite molto interessanti ma che comportano tempi di asciugatura molto lunghi.

Io, per proteggere il ferro dall'ossidazione, uso un prodotto molto buono a base di grafite già pronto all'uso. E' molto semplice da usare e dà ottimi risultati. Lo puoi trovare qui insieme ai prodotti e alla ferramenta in stile, per un corretto restauro dei mobili antichi.

Nell'immagine una serratura gotica, nota, nel piccolo rosone e nelle traforature la sua funzione anche decorativa.
Civiche raccolte d'arte, Milano.


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I commenti degli utenti:

Commento di: Antonio
Caro Carlo,
Sto apprezzando molto le tue istruttive lezioni che stanno facendo rinascere in me la passione del restauro. Dico rinascere perchè ho iniziato a coltivare quest'arte quando avevo circa vent'anni ma poi ho dovuto abbandonare perchè il mio lavoro in fabbrica non mi lasciava più nè il tempo nè le energie per coltivarla. Ora da circa un anno sono senza lavoro e da quando ho conosciuto il tuo sito mi è rivenuta la voglia di iniziare a fare qualche piccolo lavoro di restauro.
Di recente, da una vecchia cassapanca di mia nonna (ormai quasi disintegrata) ne ho estratto la serratura e dai chiodi in ferro rastremato e la testa a farfalla; dai fori dei chiodi praticati a mano e dalla lamina della serratura di spessore irregolare, sembrano non esserci dubbi che la sua manifattura è anteriore all'800.
Purtroppo, come spesso accade la chiave è andata persa ma sono riuscito comunque a sbloccarla dalla ruggine che si era formata.
Ho visto che tu consigli una pasta a base di grafite, ma vorrei chiederti che ne pensi del converitore di ruggine per bloccare il processo di ossidazione del ferro. Può essere usato prima di applicare la pasta a base di grafite? Grazie per i tuoi consigli.:)

Commento di: carlo
Ciao Antonio, sì il convertitore di ruggine va bene per bloccare l'ossidazione. Poi vedi il risultato, se ti piace puoi finire la serratura con della cera oppure passare alla grafite.


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Dicono di me..

Penso del sig.Carlo un professionista a 360°, perchè nulla lascia al caso, da una semplice e banale domanda posta da noi studenti, lui riesce sempre a farne un argomento interessante ricco di idee e spunti, sviscerando le più svariate tecniche di restauro correlate sempre da oppurtune argomentazioni di antiquariato. Il suo tono pacato nel dare risposte lasciando spesso un grande margine di prova da indurci sempre a grandi sperimentazioni, ma anche il suo categorico no quando lo ritiene opportuno, sta a testimonianza che Carlo è un vero maestro pieno di esperienze, che non si è mai fermato ad ogni cosa imparata, ma che ha avuto la grande capacità di indagare e mettere a frutto sempre nuove tecniche, le stesse maturate nel vero campo di battaglia, quello del laboratorio.

Rino da Teramo.